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| Autore: | Aristide Bellacicco [ 02/07/2010, 21:04 ] |
| Titolo: | traduzione da Eschilo |
Adesso stringi i pugni e racconta con spirito empio, levigando memoria in parole. Le cose ingiuste hanno un doppio destino: la dimenticanza o la vendetta. Devi sempre augurarti che prevalga la prima, che è meno del perdono, piuttosto che arrivi il giorno in cui ti verrà chiesto: "cosa hai fatto?". Ma se tu, da solo, ti procuri quel giorno, allora ti scegli la strada peggiore, dove nessuno c'è a vigilare e a proteggere e, con sguardo che può perdonare, a lavare la colpa, ma la memoria si infigge nel corpo e tu sei due volte colpevole. "Perche" ti viene chiesto "racconti ciò che non avresti dovuto commettere e dopo – folle! - le furie ti prendono vivo?" mentre è meglio lasciare il male alla fine, e provveda la morte sovrana che distrugge il disegno perverso. Non sempre il nulla è il destino peggiore: agli empi è conforto non essere stati, lo scomparire è sollievo per essi. Il mortale è la pena del vivo, ma di più soffre chi, pur vivendo, sconta nei giorni il tormento del male che ha fatto. E che è memoria, vuoto sognare, fantasma dell'essere confitto nel corpo. Ma se lo scrivi – folle!- da solo ti fili la tela che soffoca, e in parole ti annodi il destino. Noi però ti ascoltiamo, la pietà ci protegge che è cara alle estreme potenze: e di loro nulla sappiamo se non che per esse l'arte di mettere in fila parole superbe, sigillo che il fuoco non scioglie, è lontana. Come nel cielo il colore del giorno è illusione, così l'uomo terribile affanna il suo tempo alla luce; e per entrambi c'è notte, alla fine, ma solo per l'uomo non passa. Ma per l'uomo che scrive è doppia la pena, perchè è nella notte che intinge la penna appuntita e, raccogliendoci il buio, spinge da parte la luce e racconta con spirito empio le opere della notte. Infatti, il bianco non scrive sul bianco. E adesso, dunque racconta come sbarrasti al bambino la porta del mondo e perchè lo facesti. Noi siamo i soli nel cerchio del mondo, non devi temerci. Ti chiederemo noi soli, uomini a nostra volta: "che cosa hai fatto?" Non torneranno mai più a domandare gli dèi allontanati quel giorno: e questo ti sia di conforto, la fragile forza del dio. |
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