Una stanza d’albergo come un tram d’hangar è la metà d’una persona
la stessa per restare bambini a lungo a saltare le pietre d’un torrente.
Fuori della pagina non esiste niente per comunicare gli errori d’alleanza
bellezza e pulizia capace fantasia ai grigi parallelepipedi e alle precise farfalle
le poesie a memoria in un gancio ad altalena d’apostrofo sguardo ritratto.
Un fiore sempre in primavera si scontra con i tizzoni d’un naufragio a rilevare
il cielo bianco che è il mare libero di superare ombra all’assioma l’orizzonte.
Una buca le orme e pallido sacco di cenere il sole d’Ottobre qua e là disperso intorno
non è di fuoco o di lume i secchi ardenti delle dimore in battima ad aspettare.
In fronte ruga s’appressa solco per ogni pennello in cenere che intinge a nominare.
La sfera sulla luna di ritorno giace.