quando io me ne andrò
berrò l’ultima goccia
alla bottiglia
quella del vino disprezzato
e quando
io me ne andrò raccoglierò
le briciole di vita seminate
perché non siano traccia
per ritrovare strade
mai amate
e quando
io me ne andrò per quella porta
che ha un verso solo e mai
l’avrei seguito
(quando)
lascerò qui due pomi lucidati
sterili
come le uscite che fingi di avere
sul tempo perso del non sarò mai
*
e quando me ne andrò io non sarò
parola né silenzio né più spazio
né polvere annidata alle cornici
sarò vuoto di quadro sopra un muro
che se lo copri non coincide
mai
spesso nei libri si trova una storia,
che scruta sotto i nomi altisonanti
aspetta
nei sigilli che i vinti tenteranno
di violare, di fondere
con nuova ceralacca
e spesso oltre il notabile c'è il noto,
l'inconfutabile starnuto
di un qualche dio pagano
- l'Altro stà sempre nelle note a margine -
fuori da questo c'è chi nasce dopo,
e prende
la storia come una cingomma
da prima masticata
a scuola e poi sputata
per strada
allora è certa la morte dei miti,
gli alti nidi non sono
le rampe delle aquile,
la roccia non è più fortezza
e le case son fatte di mattoni
fino al prossimo tzunami
che lascerà per terra
i conti da rifare