Per te che scavi cunicoli nel sonno
prima che crolli, finché duri
voglio contenerti dentro un senso
un lampo di palpebre,
uno sfregare di dita.
Non preoccuparti, forse
che di questo agitare di mani nell’ombra
almeno un barlume, vago che sia
di lune riflesse una volta
giunga a destino in un remoto specchio
la scena di una stanza guardando
due corpi sfiniti, sfatti al buio
quali un tempo eravamo.