Sono un bluff, miei cari
pretestuosa con fiocchi e lustrini
una grande delusione
non so cucinare
né toccare
e il lavoro mi costa fatica
Ci ho creduto
confusa dai casi
erano convinti gli altri
e per tutti è stato comodo
vedere solo l'ultimo mattone
quello politicamente corretto
di formazione keynesiana
Una promessa mancata
the great pretender
mite come un drago
utile come una bomboniera
buona come veleno per topi
esuberante come una caffettiera
In compenso chiedo e spendo poco
e l'amore che non so esprimere
è sincero e profondo
tenetemi con voi se potete
ho soltanto bisogno
di un giro fuori ogni tanto
di un cielo nella testa costellato
di parole
(e di viaggi in treno per pensarle)
Un tenue rivolo di gelida acqua chiara
non lava il sangue del coniglio prostrato
tra odorosi mirtilli
dal freddoloso cacciatore.
Triste mestizia di sole.
Nella solitaria cantina rustica,
all'odore di carni grigliate,
abbiamo attinto dai vecchi fusti di castagno
caldi orciuoli di vino
per il nostro banchetto di contadini.
E' una meditazione
sette volte soffice
e spugnosa
si ricompone
materia e simbolo
nei cento e più anni
delle migliori favole
Come ferite resine amare
solubili in cloroformio
i pensieri calcoli e omissioni
mi fanno muta
sposa sospesa sulla soglia
Mi navigo lo sguardo nello specchio
e la cornice mi rimbalza agli occhi
i limiti anticati in oro bruno
di un orizzonte vecchio e rattoppato.
né esiste un varco sulla superficie
che suggerisca un’altra via di fuga:
uniche crepe al viso, offeso ancora
e ferito di rughe, ancora inciso
a ferro e fuoco, terra di conquista
di un tempo inalberato e senza scampo
Sogno orchidee selvatiche e profumo
aspro di campo appena arato. Sogno
piccole glorie e brevi assalti scevri
da pena. Sogno che Dio mi spenda
il talento sepolto e mi sorrida
un varco a questa corsa stralunata
e mi conceda un applauso distratto
e dissolvenza all’uscita di scena.