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Oggi rileggiamo:
FILIPPO TOMMASO MARINETTI (a 65 anni dalla morte)

Oggi, 2 dicembre 2009, sono trascorsi sessantacinque anni dalla morte di Filippo Tommaso Marinetti, di cui proprio quest’anno si è tanto parlato in occasione del centenario del Futurismo, da lui teorizzato ed applicato con l’obiettivo di un radicale rinnovamento letterario ed artistico in generale.
Si riportano, in parte, due sue composizioni e un profilo biografico-critico
.

* * *

I COLLARI DEL TEMPO E DELLO SPAZIO

[versi iniziali 1-20]

O Tempo! Mi scaglierò contro di te,
e ti spezzerò le ali,
e romperò la tua voce asmatica d’orlogio!
Chiama pure alla riscossa lo spazio,
vecchio avvoltoio podagroso
che lascia dietro di sé come striscia di bava
il bianco nastro delle strade e i grandi archi
dell’orizzonte, simili a immense lumache
arrotondate!...
Tempo! Spazio! Sole divinità padrone del mondo!
Io mi ribello contro di voi!

Spazio! Tu mi mettesti intorno al collo,
come una cavezza,
questo mutevole orizzonte
irto di monti, di piani, di città capellute!...
Tu mi lasciasti, sola libertà,
la distanza che separa la mia gola palpitante
dal cerchio chiuso dell’orizzonte…
Ora io t’impongo – comprendi? – d’allargarlo
di più, sempre di più, finché si schianti!

(da “La Ville Charnelle”, 1908)

* * *

ALL’AUTOMOBILE DA CORSA

[versi iniziali 1-13]

Veemente dio d’una razza d’acciaio.
Automobile ebbrrra di spazio,
che scalpiti e frrreni d’angoscia
rodendo il morso con striduli denti...
Formidabile mostro giapponese,
dagli occhi di fucina
nutrito di fiamma
e d’oli minerali,
avido d’orizzonti e di prede siderali...
io scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente,
scateno i tuoi giganteschi pneumatici,
per la dnaza che tu sai danzare
via per le bianche strade di tutto il mondo!...

(da “Lussuria-Velocità”, 1921)

PROFILO BIOGRAFICO E CRITICO

Filippo Tommaso Marinetti, nato ad Alessandria d’Egitto il 22.12.1876 e morto a Bellagio-CO il 2.12.1944, studiò nella città natale, a Parigi e a Genova dove di laureò in legge nel 1899.

Scrisse in francese il poema “Les vieux marins”, la pièce teatrale “Le roi Bombance” e su varie riviste pubblicò poesie ispirate al simbolismo e alla mistica del superuomo dannunziano, ma anche con uso del verso libero e con primi esperimenti di “parole in libertà”.

Nel 1905 a Milano, insieme a Sem Benelli, fondò la rivista “Poesia”. Il “Manifesto del Futurismo” nel 1909 fu pubblicato su “Le Figaro” a Parigi e, nel 1910, a Milano. Dedicò ai temi futuristi saggi (“Manifesto tecnico della letteratura futurista”, 1912, e “Distruzione della sintassi”, 1913), il romanzo “Mafarka il futurista” (1910), opere teatrali sperimentali – tra cui “Elettricità sessuale” (1909) con in scena automi, un decennio prima che lo scrittore ceco Karel Capek li chiamasse “robot” – e poesie “parolibere” tra cui “Zang Tumb Tumb” (1914).

Il Manifesto del Futurismo fu tra le prove migliori di Marinetti, per il seguito che ebbe in opere, antologie, interventi e prese di posizione, che ne fecero il leader indiscusso. Negli anni ’20, tuttavia, il movimento finì oscurato da emergenti avanguardie europee e danneggiato dallo stesso Marinetti per la sua adesione prima all’interventismo, poi al fascismo di cui poté giovarsi con la nomina ad accademico d'Italia e poeta di regime fino alla Repubblica di Salò.

Marinetti provò, esauritasi l’energia nativa del Futurismo, a rivitalizzare il movimento ma non ebbe seguito e dagli anni ’30 la sua irrefrenabile ansia di innovazione ad ogni costo si rivelò retorica o cerebrale. Morì a Bellagio nel 1944.

Sul declino futurista ecco l’analisi di Carlo Bo (in “Storia della letteratura italiana”, diretta da Emilio Cecchi e Natalino Sapegno, Garzanti, Milano 2001): “Fuori d’Italia il futurismo ha avuto modo di fare sentire meglio la sua influenza e di risolversi non in un giuoco di ambizioni politiche più o meno larvate: (...) conservava un accento puro e appariva come una sollecitazione intellettuale. (...) Per noi è stato un peccato, se si pensa che il futurismo poteva essere giustificato proprio nel quadro della nostra storia intellettuale: (...) nato da una felice intuizione al momento di crisi di una letteratura, (...) valeva la pena di sviluppare al massimo la sua condizione di rivoluzione. (...) Non possiamo non rendere omaggio a Marinetti ma allo stesso modo non possiamo dimenticare che egli ha sciupato una delle rare occasioni offerte alla letteratura italiana di lavorare fuori dei pregiudizi e delle regole morte”.


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ALTRI AUTORI DEL ’900 – precedenti schede su “LibrAria”:

- Nota introduttiva
- Dario Bellezza - Carlo Betocchi
- VincenzoCardarelli
- Franco Fortini
- Alfonso Gatto - Corrado Govoni
- Piero Jahier
- Gian Pietro Lucini
- Mario Luzi: scheda e incontro
- Marino Moretti
- Aldo Palazzeschi
- Lucio Piccolo
- Paolo Volponi



pubblicato da Raimondo Venturiello

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Due granelli nella clessidra - Salvatore Sblando

DUE GRANELLI NELLA CLESSIDRA - SALVATORE SBLANDO - ED. LIETOCOLLE


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Poco più di due mesi fa, appena prima dell’uscita della prima raccolta di poesie di Salvatore Sblando, scrissi le righe che riporto qui sotto, come presentazione al libro:

“Chi leggerà il libro sarà colpito dalla capacità di Salvatore di mantenere sempre un perfetto equilibrio fra l'emozione e la precisione della scrittura. Mai una parola superflua, i versi scorrono fluidi, coinvolgono, ti trasportano e spesso rilassano. Salvatore è un poeta dei luoghi, dei confini e i luoghi sono la gente. Ci si riconosce. Ve lo consiglio.”

A distanza di tempo, a libro letto più volte non ho cambiato idea.

E’ preciso Salvatore, accurato nella scelta delle parole o delle metafore. Questo non pregiudica il nostro essere toccati dai suoi versi, né la spontaneità. E’ un buon consiglio “due granelli nella clessidra” per chi ama la poesia. C’è la capacità di guardarsi intorno, guardare dietro le facce. Per Salvatore (e pure per me) un albero non è mai solo un albero. E’ una storia.

Qui sotto riporto tre poesie estratte dal libro, buona lettura.




MONOLOGO IMPERFETTO


Chi sono poco importa
ed il nome sulle vene della voce
da quanti giorni è muto?
Cosa chiedere a chi percorre
Il confine di un profilo
spaiato fra le dita
e alla tristezza che sfiorisce?


Chi scriverà più del tremore
di ferite senza morsi
e di labbra magre senza fiato?

M'interrogo così
sopra passi addormentati
che s'apprestano a sfumare
impronte ancora fresche


Chissà a quanti battiti di cuore
distiamo ancora






DI QUESTI E D'ALTRI TEMPI


Se solo conoscessi il nome
di voi alberi fioriti in Piazza Statuto
potrei dare del tu ad ogni ramo
così come si dà alla madre
e dirvi di passi trascorsi sopra l'ombra
delle foglie infrante ad ogni autunno


e della donna che racconta
gli anni incisi sulle panchine
o dei portici che hanno fatto
da coperta ad ogni inverno


È così che sporgo dal profilo
dei lampioni, l'indistinto di uno sguardo
sperso nei capelli raccolti
da un foulard all'uscita di una chiesa protestante


Se solo conoscessi il vostro nome
alberi a primavera, chiamerei
ogni mano appoggiata alla corteccia
delle impronte scriverei il mare
che hanno attraversato
e della terra scivolata come sabbia
fra le dita direi di un tempo
che convive in voi
così lontano da me stesso




SENZA METAFORE

Hai chiesto come stai; ho risposto, felicemente indifeso.
E non importa se dovrò attendere il minuto che occorre
per respirare questo tuo continuo venirmi incontro

Perché siamo testardi come il verde degli alberi
sui rettilinei della mia città e belli
come la scoperta di una canzone al primo ascolto

Mentre il letto non fa riposo e le lane sulla punta
dei nostri nasi scaldano ogni cosa prossima allo sguardo
noi rimaniamo fitti senza trovar metafore nel passare
su tutto quello che spontaneamente ci appartiene

Ed allontaniamo muri che non fanno case
giorni che non compiono anni








@recensione di gianni montieri



pubblicato da Gianni Montieri

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Le opinioni dei lettori:
da due che fanno all'amore di Aristide Bellacicco

Mi è piaciuto moltissimo, avvincente, direi! Verrebbe quasi voglia di aprire un dibattito, un blog su quante volte uno si sente ridicolo, o meglio si sente estraniato dal luogo che improvvisamente appaia un'altro, così, come racconti tu alla fine e come par quasi logico che sia.
Sembra però che il pugno abbia quasi ucciso Gina( ma non credo che sia questo, vero...?) Comunque la paranoia è evidente, sapientemente descritta e si taglia col coltello facendo di questo racconto un'abile spaccato di vita quotidiana.Grazie
pubblicato da Patrizia Solazzi
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