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i(n)solazione
certe volte m'insólo
nebulosa

in isteria
di pensieri infascinati

bacchette di shangai
gettate a caso
che manca il nero
e non si può giocare

allora sono
il cibo di certi sogni
parossismo biliare

e non ho braccia
a modularci il volo


pubblicato da Chiara Vitagliano
......

Nouvelle cousine
Ho lasciato a macerare nell'aceto
un sogno
e aspetto di vedere come volano
se volano
le farfalle in agrodolce.
Nell'attesa, mi finisco l'unghia
della mano sinistra
messa sotto salelacrime
il giusto tempo, il tempo
giusto a renderla squisita.
E innaffierò di vino fino
a marcire silenzi
in crosta di pane. Azzimo.


pubblicato da Francesca Pellegrino
......

La gioia è un minuto
La gioia è un minuto

Karimba
nuda e scalza
si sollazza giuliva
nella spuma melmosa
in riva alla vita.
Seni sporgenti
su balconi fioriti
attirano sguardi
furtivi e sfacciati.
La gioia è un minuto,
il tempo del tuo sguardo
perso nel desiderio
fatto di colori vivaci
e tremori di carne,
di muscoli sudati.
Sapor di cannella
i tuoi baci lanciati
al vento d’autunno;
passerà l’inverno
a eliminar le scorie
della fanciullezza
fugace
mai gustata.
La gioia è un minuto
che passa distratta
e forse non serve.



pubblicato da Mauro Tolu
......

Domani significante domani significato
S’interroga al non dire il sogno dell’ora così presto desto bagaglio vuoto agguato.
Magia il palcoscenico ribalta e proscenio e devozione da sorpasso più chiaro
quel cielo terso tanto dolce spugnato a modo suo balocco sonno tramonto.
Il portafoglio smarrito senza nome tentatore vento d’affini mani a trovarlo.
Nella tenda la montagna ed anche il mare ad aspettare guardiani la chiamata
d’un sole buono che sussurrando non più ormeggio anziano parte pensandolo.
Domani significante domani significato.


pubblicato da Luigi Diego Elena
......

Scogli al tornio d’onde
È la pelle delle maschere l’inverno sull’estate nel suo copricapo l’argilla
nel piatto d’un sole al sorso d’una favola tra questi cangianti scogli al tornio d’onde.
Le colline hanno calzoni corti per mare a pedalare pini d’aleppo a gomito d’agavi
ed un vapore appeso da nascondere alle ombre d’amanti nel tempo d’oro di sospiri.
Un padre è il vespero a dar benedizione il fiore d’appello che candela accendi
al vento
per arrampicarti alle sue braccia nei carri di nubi groppi di catene cuore d’albero maestro.
Il pozzo urlato mi porterà lo specchio le lune che tagliano l’orizzonte le sue briglie.
Il mutarsi in altalena uscendo risale fino alla porta delle rive che ricordi il dove.
Sulla fronte dialogo fermarlo.


pubblicato da Luigi Diego Elena
......

Parla parla parla
Se il vento smuove le sirene che della calma lasciano il cuore
per quel rimbalzo al muro di mattoni manichini schiaffeggiato
ognuno ha la sua lode cui affidare testa come cruna d’ago
per rammendo muto emigrante ombra di candele fioche canne.
Nessuno eccetto tra le fronde al suo tambureggiare cerca l’appello.
Parla parla parla che altro vento di vergini da udire riporto porti.
Ciò che si trascina casca.


pubblicato da Luigi Diego Elena
......

Il castigo dei libri

I libri a casa mia non avevano casa quando ero piccola.
I miei pensavo per me un destino diverso da quello che io scelsi.
Se i miei avessero avuto un qualche potere avrebbero fatto bruciare tutti i libri.
Imparai a leggere molto presto e dopo le prime settimane in classe capii come erano organizzate le parole e i suoni.
Leggere divenne il mio passatempo preferito.
In poche settimane lessi tutto il libro della scuola e nelle ultime pagine c'erano già dei piccoli racconti che trovai stupefacenti.
Leggere era come vivere un'altra vita.
Ma di libri a casa non ne avevo, cosi iniziai a farmi prestare dei libri dai miei compagni, libri dei loro fratelli o che avevano trovato a casa.
I miei compagni trovavano assurdo che mi piacessero tutte quelle pagine di parole.
Loro amavano le figure, i disegni, io amavo le parole.

La cosa piu straordinaria che mi successe in tenera età fu la scoperta della biblioteca comunale.
Frequentavo la terza elementare e la maestra ci portò in biblioteca.
Fu un'esperiena che ricorderò per sempre.
Camminai a lungo per i corridoi e mi soffermavo sui titoli dei libri.
Mi chiedevo che storia potesse raccontarmi ogni libro.
Cosi ne tirai fuori uno.Aveva la copertina rigida, rossa, un volume enorme con i caratteri dorati.
Facevo fatica a tenerlo, tanto ero gracile.
Una vecchia signora mi riprese e mi disse che dovevo chiedere a lei.
Quello era un trattato di medicina.
Cosa potevo farmene di un libro cosi?

Il silenzio che regnava nella biblioteca aveva un gusto quasi familiare.
Peccato non poter andare li tutte le mattine e chiedere un libro, ogni volta uno diverso.
Nessuno avrebbe potuto rimproverarmi, nessuno mi avrebbe spento la luce perchè era tardi.
Forse i miei pensieri erano cosi intensi che trasparivano fuori tanto che la maestra mi disse che se avessi voluto potevo ...
...


pubblicato da Nuccia Di Giuseppe

......

Lezione di disegno-For Little Livia

Da
ParolaDi-Vento
Appunti imprevedibili senza calcoli di probabilità

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Lezione di disegno
For little Livia



Un arco, e poi disegnerai una porta.
Quella porta si appoggerà, evidente e seria, con lo spigolo sinistro, alla finestra.
Sotto la finestra disegnerai un vaso, che fuori, sporgendosi con alcune petunie viola oltre l'affaccio del parapetto, guarderà in giù e naturalmente anche oltre, lungo i tetti scompagni, trepidi di camini, di tegole scomposte, di fili penzolanti e fili del telefono.
La penna muovendosi con rapide sospensioni e ripensamenti, disegnerà da sola anche il soffitto e lo spigolo, che cercando l'incrocio a prisma dell'angolo, tratteggerà le ombre e tu starai attenta a scolorire leggere tele di ragno, schiarendo i tagli del sole e lasciando, che sotto la mano e la matita indecisa, la carta bianca sia tremante d'attesa. ..
La lascerai aspettare, perché se anche avessi un pennello rorido di colore all'acqua, eviterai accuratamente la trepida richiesta e lascerai trasparire lì, in quello spazio doloroso , la trama ruvida e nuda del foglio bianco.
In basso troverai il pavimento e, immaginando i passi di chi non si fa disegnare come le persone scomparse, metterai in piano i pensieri, una matita coricata e morbida, si stenderà come una pattinatrice in curva e, con lunghe strisce soffici, riempirai lo spazio
Un piano orizzontale è come certi pensieri innocui, poco restii, ben accetti delle orme altrui.
Quel senso di orizzontale, di lungo e piatto niente, ma come solido strumento distribuirà il peso del tuo cammino. ...


pubblicato da Patrizia Solazzi

......

Stardust

Costruisco una stella, io, che c'è di male?
Che solo Dio possa farlo, dite?
Che abbia egli l'esclusiva della luce, del calore, della diversa visione del raggio ad allontanarsi e ad avvicinarsi?
E tu, tu che prendi ora e pesi questa polvere, polvere di stelle, e dall'altro lato della bilancia metti la spada affilata della ragione e dici che no, che non basta, che non è stella che nascerà, che non è luce e calore, tu non guardi l'amore, ché non ha peso sulla tua bilancia truccata dalla rassegnazione all'umano mendicare sostituti di luce.
Io costruisco una stella, io, con le punte, cinque, affilate più della tua spada e con un calore che brucerà i rami secchi su cui vuoi ardermi per avere osato la speranza.
Io costruisco una stella, io, con gli occhi di quella bambina, sì, quella che avete bruciato al rogo perché era strega, solo perché prendeva la polvere fra le mani e la colorava dei vostri pensieri.
Io costruisco una stella, io, con il naso dell'uomo lebbroso, quello venuto dal mare, dove le stelle lasciano l'impronta del proprio senso, quella che non ha bisogno di pelle e di ossa per scolpirsi addosso.
Io costruisco una stella, io, con la bocca della donna che ho baciato ieri, quella che sputava il sangue delle vostre torture perché contava le stelle del firmamento e numerava dio.
Io costruisco una stella, io, con il fiato del mio amore, quello che brucia di alcol il vostro odio travestito da fede per cui l'albero si fa legno da ardere sotto l'uomo e non ombra al riposo.

Io costruisco una stella, io, la figlia che non ho.
Che c'è di male?



(scritta per un Mercoledì "Saramago" di Rossana Carturan)



pubblicato da Patricia Panebianco

......

da due che fanno all'amore

Uscì da lei sul più bello e si sdraiò a faccia in su, con le mani aperte sul lenzuolo.
Il respiro veloce di Gina si interruppe di colpo.
- Ma che c’è – gli chiese.
Aveva la voce appannata. Fece un leggero colpo di tosse. Poi accese la lampada sul comodino.
Si tirò su puntellandosi sul gomito e lo guardò. Era nuda.
- Ma che c’è – chiese di nuovo.
Lenni si coprì gli occhi con una mano.
- Spegni, per favore – disse – mi dà fastidio.
Gina non si mosse. Rimase a guardarlo nella posizione di prima.
- Non spengo un bel niente. Dimmi che cosa è successo. Sant’iddio, Lenni.
Lenni tolse la mano dagli occhi e li tenne chiusi, come un morto.
- Non riesco a parlare con la luce accesa – disse – per favore.
Gina sbuffò. Scalciò sotto le coperte.
- Ecco, ho spento – disse.
Sbuffò di nuovo. Si era messa sdraiata come lui e forse aveva le braccia conserte.
Lenni respirò.
- Non è successo niente – disse – ma forse è meglio così. Non lo so.
- Cioè, non ti andava – disse Gina – Se non ti andava potevi dirmelo subito. Non ho capito perché hai cominciato, se non ti andava.
L’ascensore si fermò sul pianerottolo. Qualcuno uscì e armeggiò con un mazzo chiavi. Aprì la porta dell’appartamento di fronte e la richiuse con una mandata. Era solo rumore.
Lenni disse:
- Non è che non mi andava. Mi andava , invece. Ma è che a un certo punto mi sono messo a pensare.
- Perfetto- disse Gina – adesso pensi anche mentre scopi. Perfetto.
A Lenni venne da ridere. Le sue labbra si allungarono in silenzio . Per fortuna al buio non si vedeva.
Gina gli mise una mano fra le cosce.
- Ce l’ hai ancora mezzo duro – disse – Vorrei sapere a cosa diavolo stavi pensando.
Tirò via la mano.
Lenni gliela cercò nel buio e la strinse. Sembrava un oggetto...
...


pubblicato da Aristide Bellacicco

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Grazie, Chiara, bell'idea! Fammici pensare, Raimondo
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pubblicato da Marco Aragno il 03/03/2010
Un modo originale di dipingere "l'incomunicazione": questa voce guasta che esce dal ricevitore ruggi
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Chiara Vitagliano su: in cerca di nome 2
pubblicato da Michela Tropea il 17/02/2010
Flessibile mi sembra adatto. :-)
Mi piace questa tua scultura, la trovo particolarmente plastica.
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Chiara Vitagliano su: Serata bretone
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E' una poesia stupenda, secondo me. Il ritratto di un paesaggio al tramonto "vecchio stile". Suggerisce migliaia di sfumature, migliaia di i
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Chiara Vitagliano su: l'entrata di Edipo in Atene
pubblicato da Aristide Bellacicco il 12/02/2010
Sì, anch'io lo ricordavo e, come sempre mi succede davanti a ciò che scrivi, non posso fare altro che leggerti e constatare il tuo assoluto essere S
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Chiara Vitagliano su: TOTO’ GIULLARE PENSOSO
pubblicato da Raimondo Venturiello il 11/02/2010
Grazie a te, Raimondo.
Mi è veramente piaciuta questa scheda.
Pensavo che sarebbe bello se, a maggio, ne scrivessi anche una su Eduard
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Malos Mannaja su: Vertigini e senso anche
pubblicato da Luigi Diego Elena il 04/03/2010
bella la vertigine di senso che fa girare a capo il verso (e il capo a verso), smarrendo direzione tra le righe rughe d'onda. nel mentre che l'oggetti
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Spazio arte
 
Fango.

pubblicato da Pietro Vanessi

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homeless

pubblicato da Stefano Bonfreschi

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Recensioni e saggi
 
Luigi Socci - freddo da palco
Capita di andare ad Ancona, di entrare alla Feltrinelli, trovare il libro di Socci (di fianco a Ginsberg, secondo un ordine alfabetico a me sconosciuto), comprarlo caricando punti sulla tessera che scalerai a Milano. Capita di leggere il libro due/tre volte in treno (l’aria condizionata molto più fredda di qualsiasi palco). Avere la certezza che qui non si scherza, fra queste pagine si fa poesia sul serio. Pensare di scrivere una piccola recensione al libro naturalmente con la tempistica part...
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pubblicato da Gianni Montieri

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GIANFRANCO CONTINI (a 20 anni dalla morte)
Gianfranco Contini – spentosi nella nativa Domodossola il primo febbraio 1990 – non fu poeta, ma grande intellettuale cui si devono contributi critici rilevanti, sia di approfondimento che divulgativi, in materia di poesia e di letteratura italiana del ’900 e non solo. Lo si desume dagli stralci, qui riportati, tratti dal suo pregevole “manuale” su “La Letteratura italiana – Otto-Novecento” (Sansoni, Firenze 1974) e dal successivo profilo biogra...
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pubblicato da Raimondo Venturiello

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