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s fregio
Mi navigo lo sguardo nello specchio
e la cornice mi rimbalza agli occhi
i limiti anticati in oro bruno
di un orizzonte vecchio e rattoppato.

né esiste un varco sulla superficie
che suggerisca un’altra via di fuga:
uniche crepe al viso, offeso ancora
e ferito di rughe, ancora inciso
a ferro e fuoco, terra di conquista
di un tempo inalberato e senza scampo


Sogno orchidee selvatiche e profumo
aspro di campo appena arato. Sogno
piccole glorie e brevi assalti scevri
da pena. Sogno che Dio mi spenda

il talento sepolto e mi sorrida
un varco a questa corsa stralunata
e mi conceda un applauso distratto
e dissolvenza all’uscita di scena.


pubblicato da Maria Teresa Sampietro
......

Restyling
Nuvole rapide
un silenzio fuori programma
mette voglia di discorsi vacui

qui di questi tempi è pieno di gru
la città si espande verso l’alto
da ottomila al metro quadro

(non ci sfioriamo, non ci parliamo
gli extracomunitari puzzano
la 90 prendila tu)

anche Marta va in analisi
non cena mai al cinese
“vai a sapere che ci mettono in quei fritti”

Milano sarà perfetta, in tempo per l’expo
piazza Duomo ripulita ancora più rettangolare
-via i piccioni, via i neri e i braccialetti-

stamattina ci siamo salutati
ti ho detto ciao, mi hai dato un bacio
io uno zaino, tu una borsa
io Londra, tu altrove
cos’ha Milano che non va?


pubblicato da Gianni Montieri
......

Il gufo di cristallo
Immoto tradimento scoglio contro i sensi così sepolcro inutile ed ostinato autore
un suo ordine rapito al punto cuore un mite nulla alle scuse in fila surrogate.
Quella clessidra del petto che volta e commenta foto ed una musica null’altro.
Il gufo di cristallo attorno al nido l’appunto postato al ramo di sapienti grido a dipingerlo.
Ritagliata o punteggiata drappeggia l’ira segnalibro il neo o l’aureola separazione.
Di luce il palco cielo le fiaccole lance d’orologio un’oasi di banalità le stelle di salici e ulivi diversi e paralleli.
Sassi d’età coperti di limo sono i diari a bottega di memoria conoscenza con l’interrogativo.
Qua e là l'orizzonte ad alta voce le sue braccia e le gambe nude due isole si tentano.
Sorgeva qui recinto così come non c'è e qualcuno chi inizia avanzi da dove viene il vento.
Ch’é infinito l’illusione una ragione.


pubblicato da Luigi Diego Elena
......

Ipocentri
IV


Per te che scavi cunicoli nel sonno
prima che crolli, finché duri
voglio contenerti dentro un senso
un lampo di palpebre,
uno sfregare di dita.
Non preoccuparti, forse
che di questo agitare di mani nell’ombra
almeno un barlume, vago che sia
di lune riflesse una volta
giunga a destino in un remoto specchio
la scena di una stanza guardando
due corpi sfiniti, sfatti al buio
quali un tempo eravamo.


pubblicato da Marco Aragno
......

incontro al buio
non è facile
aprire la bocca al destino
cara amica mia

forse sarà per la prossima vita
se mai ce ne sarà un'altra

ma adesso stringimi con le tue parole
tienimi un poco
posami sul tuo corpo fatto di sera
sarò un velo di lino intriso
che muove al respiro
appena


pubblicato da Vincenzo Celli
......

nuovi amori
nuovi amori



ci si
innamora
succede
semplicemente
come arriva la sera


non c'è
un motivo

c'è solo da accettarlo
ed è questa la parte difficile


pubblicato da Vincenzo Celli
......

Che ora è

"Che ora è?" - mi aveva chiesto poco meno di due mesi fa, incrociando la mia strada per la prima volta sotto un enorme cartellone pubblicitario.
Mentre lo diceva gli si arricciava il naso adunco, la cui punta si schiacciava e si muoveva lateralmente, quasi a scatti. Le orecchie sporgevano dai radi capelli mal pettinati e dalla sciarpa maldestramente gettata su un vecchio cappotto di lana.
Certamente non sono il tipo che bada a questi particolari, ma il fatto che fosse estate e che il termometro segnasse quaranta gradi, mi costrinse a guardare meglio quella strana figura che mi si parava davanti.

Credo di non avere risposto alla sua domanda sull'ora e credo anche, alla luce degli eventi successivi, che lui sapesse perfettamente che ora era in ogni attimo della sua giornata, ma questa è solo una mia illazione ed io voglio tenere in considerazione solo i fatti per riuscire a capire bene la situazione in cui mi trovo oggi.

Gli chiesi di andare a bere una cioccolata calda: mi sembrava in sintonia con il suo abbigliamento ed io mi sono sempre ritenuto un uomo che offre agli altri quello di cui hanno bisogno e non quello che reputa giusto in assoluto. Oggi sono costretto a ricredermi: non è detto che quello di cui le persone hanno bisogno sia quello di cui manifestano l'esigenza, ma questa è quasi un'altra storia e non ho molto tempo.

"Mi piace il freddo" - mi disse - "e se ricreo tutto il contesto del freddo, allora sento e sentirò freddo ogni volta che voglio. Non puoi essere certo che io sia pazzo, né che non lo sia," - aggiunse - "né puoi essere certo della stessa pazzia. Forse nemmeno della morte puoi essere certo. In effetti né io né tu sappiamo se l'altro è vivo, oppure se lo siamo noi."

Nello stesso istante in cui lo guardai bene in quegli occhi trasparenti e profondamente inabissati nel volto, decisi che dovevo seguirlo, anzi che dovevo...
...


pubblicato da Patricia Panebianco

......

Aprirti la testa

“Vorrei aprirti la testa per vedere cosa c'è dentro”, le disse lui una sera, accarezzandole la mano. Se ne stavano seduti al tavolo di un'osteria del centro, bevendo vino, una sera di agosto. Era tardi, ma c'era ancora tanta gente che si stava godendo il tenue filo d'aria che come un serpente percorreva lento le vie della città antica.
“Vorrei aprirti la testa per vedere cosa c'è dentro”. Sembrava una cosa bella, così, di primo acchito. “Vuole sapere tutto di me, tutto”. Sembrava una dichiarazione d'amore, lì per lì. Amore totale significa conoscere tutto... o no?
Sorseggiarono il secondo bicchiere di vino, la testa si stava facendo leggera, gli occhi languidi, le gambe pesanti. Si parlava d'amore, a quel tavolo di osteria.
“Mi piaci tu, mi piace come sei, i tuoi occhi color della terra”. Si parlava d'amore, delle storie passate finite male, del desiderio di viverne una decente. Si sorrideva, a quel tavolo. Lui sorrideva, continuando a fissarle la testa. Non gli occhi, la bocca, il naso affilato, il collo. La testa. Parlava d'amore, di filosofia dello stare insieme, di storia delle carezze, di economia dei sentimenti. La testa. “Vorrei aprirti la testa per vedere cosa c'è dentro”. Lentamente stava montando il disagio, il formicolìo nelle gambe, la nebbia nella testa. Già, la testa. Se lo vide davanti, i denti neri, la bocca bavosa. Al posto del bicchiere teneva in mano un grande apriscatole.

“... ecco, il cranio è stato violato. No, non fa male, solo il sangue che gronda mi dà un poco di fastidio, se mi allunghi un fazzoletto mi asciugo....
Cosa vedi? eh, c'è un po' di roba da spostare, ficcaci dentro le mani, rimescola, pesca qualche ricordo, qualche segreto, il resto è sbobba. Il resto è la vita di una brava bambina, dolce e obbediente, un'esistenza passata sui libri, niente di speciale. Anni passati a desiderare...
...


pubblicato da Stefania Crozzoletti

......

diario di bordo

Ho deciso di tenere un diario di bordo dal momento in cui, guardandomi allo specchio, ho scoperto di essere diventata una barca; prima scrivevo un diario normale.
L’ho fatto per anni ed anni: dalle emozioni dell’adolescenza fino alle prime lacrime di un matrimonio – come dire?- solitario e decisamente inappagante.
Chi pensa che ci si sposi in due, pensa male e se vero, come è vero, che “a pensar male sarà anche brutto, ma raramente si sbaglia”, in questo caso specifico il detto andreottiano per antonomasia, si risolve in una gran cazzata.
Pazienza, Giulio: capita a tutti, almeno una volta nella vita.
Tornando al presente, direi che nel vasto panorama navale, l’imbarcazione che più si presta a rappresentarmi sia decisamente la fregata, per una serie di motivi validi:
trattasi di nave da guerra –e cazzo, se io non lo sono- con tre alberi e tre gabbie –e in effetti ho marito e due figli: decisamente le gabbie sono tre – e ben due batterie di cannoni – e per lo meno a stazza, ci siamo ancora, come diceva il buon De Gregori in una delle più belle canzoni che mai siano state scritte nel secolo corrente.
In più, il nome stesso della nave assume una variante nel significato che ben si addice alla storia della mia vita, dove non ricordo un sogno od una aspirazione che alla lunga, dopo il giusto periodo di gestazione, speranza e fatica, non si sia risolta, appunto, in una fregatura.
Sissignore, la fregata fa per me assai più della sinuosa canoa, della (per ora) eccessiva portaerei, della mignottesca jole, che passa veloce da un conduttore all’altro, dell’etnica piroga e dell’allegro (come cazzo si chiama?) vaporetto da fiume (ce l’ha un nome, lo so, ma siccome oltre che grassa sono anche vecchia e rincoglionita, al momento non me lo ricordo)
Nemmeno potrei scegliere un barcone da pesca, benché la sciatteria dondolante delle fiancate renda abbastanza bene l’idea dello sfascio immine...
...


pubblicato da Maria Teresa Sampietro

......

Giusto ogni tanto

Giusto ogni tanto ci ripenso, o forse sarebbe meglio dire che lo sogno.
Incubo no, perchè dagli incubi ci si risveglia e si riprende contatto con la realtà.
Io invece lo sogno e al risveglio sento assalirmi la voglia immediata di casa, del colore delle pareti e persino dell'abbaiare del mio cane che vuole esser portato giù perchè anche lui deve liberarsi di qualcosa.

Mi riprendo quasi subito e mi aiutano i gesti automatici,quelli dove il pensiero non conta
e sei lì mentre non ci sei, stringere la caffettiera, accendere la tv per il tg del mattino prima di correre in ufficio.

Sentire il caldo del parquet con i piedi ancora scalzi mentre entro nella tua camera
mi attenua quella sensazione d'impazienza.
Tu dormi tranquilla, in quel letto cosi grande per te ma che ti piacque subito quando in quel piccolo negozietto d'antiquariato trovammo quella testata in ferro battuto che
conteneva le tue iniziali.
Dormi tranquilla e i fantasmi si allontanano ma sento la necessità di un gesto generoso
che riempia le mia mani prima di arrivare al cuore.
E il toccarti e sentire il tuo petto che soggiace al tuo calmo respiro ridona il ritmo alla mia vita.
Ed è allora che trovo tutti i motivi razionali per dire che il passato è passato, che il dolore può anche morire e non rimanere come cenere calda sempre pronta a riaccendersi.
Certi momenti,certe memorie non sono altro che pensieri inconsapevoli pronti a scomparire
al primo arcobaleno del mattino dopo una notte di pioggia.

Tu dormi tranquilla mentre pensieri ombrosi di una madre imperfetta si attenuano
alla luce di questo mattino.
Giusto ogni tanto.



pubblicato da Nuccia Di Giuseppe

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Francesca Pellegrino su: Cecità
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notevole, particolarmente in chiusa.
complimenti davvero
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Spazio arte
 
horror vacui (videopoesia)

pubblicato da Mariateresa Carcano

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anubi

Immagine
ANUBI
scultura
terracotta e ferro
anno 2008
Patrizia Solazzi
Immagine



pubblicato da Patrizia Solazzi

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Recensioni e saggi
 
MARINO MORETTI (a trent’anni dalla morte)
Il 6 luglio del 2009 è trascorso un trentennio dalla morte di Marino Moretti, figura di spicco del Novecento letterario italiano. Ecco due sue liriche ed un profilo biografico-critico.

* * *

COSA E PAROLA


Felicità, cosa che sa d’amaro,
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fior che fiorisce come frutto raro,
gioia che il cuor sopisce e non uccide;
felicità, larva di donna, r...
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pubblicato da Raimondo Venturiello

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DARIO BELLEZZA (a 65 anni dalla nascita)
A settembre 2009 avrebbe compiuto sessantacinque anni Dario Bellezza, spentosi cinquantaduenne nel 1996, avendo già dato un cospicuo contributo al secondo Novecento letterario italiano, come si può desumere dalle due liriche di seguito riportate e dal suo profilo biografico-critico.

* **

[SOLO NEL SOGNO...]

Solo nel sogno ritornerai, ma
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sarò precipitato ne...
...


pubblicato da Raimondo Venturiello

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